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La stazione ferroviaria più frequentata d’Italia, Termini, il Mercato Centrale, luogo di dialogo e inclusione per antonomasia, il rumore di fondo della Galleria del Vento. Questa la cornice della prima uscita pubblica di Ulis e soprattutto della prima presentazione romana di Zainocrazia, l’ultimo libro di Leonardo Previ, docente all’Università Cattolica e fondatore di TrivioQuadrivio. E migliore location non ci sarebbe potuta essere per celebrare un libro che è un inno al movimento, un elogio all’instancabile curiosità dell’uomo quale unico, vero motore della storia.

A tirare le fila dell’evento, a provare a ragionare sulle suggestioni di Leonardo, due soci di Ulis, Simone Tani, Consigliere economico della Presidenza del Consiglio, e Luigi Corvo, Ricercatore di economia e innovazione sociale all’Università di Tor Vergata, che hanno riflettuto sulle tante provocazioni intellettuali contenute nel libro, sollecitando la partecipazione degli astanti in quello che, coerentemente all’approccio zainocratico, voleva essere un dialogo, un confronto libero o, per usare le parole dell’ospite, “una negoziazione continua”.

Tanti i concetti e le suggestioni emerse che hanno acceso i riflettori sul concetto di divenienza come contrapposto a essenza, al significato e alla funzione della scuola e dell’educare nella nostra epoca, fino ad argomenti di grande attualità politica come quello dei rifugiati, solo per citarne alcuni. Questioni che non permettono risposte definitive e assolute, ma che ci costringono a riflettere insieme su quello che ci sta davanti e mettere costantemente in discussione le nostre convinzioni e i nostri paradigmi.

Perché Zainocrazia è certamente un libro, ma è anche molto altro: un movimento che (potenzialmente) genera movimento, un approccio per superare i vincoli e le contraddizioni del presente che tanto valore e tante potenzialità vanificano. E non è un caso che Zainocrazia, come contraltare logico di burocrazia, costituisca a tutti gli effetti il principio ispiratore di Coder360: quest’ultimo al pari della prima diffida delle categorie, dei vincoli e delle specializzazioni per invocare la libertà della contaminazione e del meticciato come unico strumento per valorizzare le ricchezze del complesso e del contemporaneo.